Concetto

“Quando costruisco un edificio, in particolar  modo se si tratta  di un’abitazione  dove una fami- glia andrà  ad abitare,  mi piace recarmi  da solo sul terreno  prescelto, sedermi  su un muretto o sul tronco tagliato di un albero, e restare a guardare: la luce, i raggi del sole, i rumori  del bosco e quelli della strada,  fiutare l’aria, se possibile arrivare  ad annusarne gli odori. Solo in questo modo riesco a raccogliere le informazioni e percepire le sensazioni e le emozioni che quel luogo è capace di trasmettere. Ed è così che inizia il processo di elaborazione  di un’idea che attraverso riflessioni, ripensamenti, aggiunte  e correzioni,  arriverà  a generare  il vero e proprio  progetto architettonico. Un processo che può durare solo pochi giorni oppure un lungo tempo.” I primi progetti risalgono alla metà degli anni sessanta e sono soprattutto case d’abitazione monofamiliari realizzate in contesti ambientali all’epoca ancora in buona parte integri, prima che Lugano conoscesse le profonde trasformazioni urbane degli ultimi decenni del secolo scorso. In questi lavori si avverte  ancora  forte l’influsso del principio  wrightiano  della parentela dell’edificio col suolo, che aveva motivato  la poetica del maestro  americano. La ricerca di un equilibrato  inserimento dell’edificio nella circostante natura, nel rispetto della morfologia del luogo e delle persistenze storiche, passa naturalmente anche attraverso una scelta dei materia- li, dove predominano il legno e la pietra. Ne nascono architetture caratterizzate da un approccio progettuale  attento al rapporto  tra le parti e il tutto,  all’armonia  tra l’uomo e la natura  simile a quello che caratterizza un organismo vivente. La natura  è assunta  come fondamentale riferimento esterno/interno  e la flui- dità  degli spazi appare  ben  distante  dalla mera  ricerca  estetica  o dal puro  segno esteriore, proprio come una società organica dovrebbe essere indipendente da ogni imposizione esterna contrastante con la natura  dell’uomo. I boschi, il lago, i monti  diventano  essi stessi elementi fondamentali dell’architettura, in un rapporto  di continuità che giunge ad abbracciare  e com- prendere  la grande bellezza del paesaggio ticinese. “In quegli anni, era ancora  possibile costruire  facendo ampio ricorso alla pietra e al legno perché il Cantone vantava una tradizione  di artigiani di tutto rispetto,  che nel loro mestiere di scalpellini o maestri  d’ascia potevano  essere definiti degli autentici  artisti.  La manualità arti- giana era un valore che, unita alla qualità dei materiali, consentiva  di realizzare  opere anche complesse e ardite  facendo ricorso a materiali  locali come la pietra  o capaci di continuare a vivere nel tempo come il legno.”

“When I build a building, especially if it is a house where a family will be living, I like to go to the site by myself, sit on a wall or a tree trunk,  and just take it all in: the light, the rays of the sun, the sounds of the woods and the street; I sniff the air and, if possible, distinguish  the dif- ferent smells. This is the only way I can gather all the information and perceive all the sensa- tions and emotions  that  the site is able to transmit. And so begins the process of elaborating an idea, which, through  reflection, second thoughts, additions  and corrections, evolves into a full-fledged architectural project. This process may last only a few days, or it may last quite a long time.” Camponovo’s first projects, dating from the mid-60s,  were primarily  single-family houses built in what were then relatively unspoiled environments, before Lugano experienced the profound  urban  transformation of the later  decades of the century.  These homes  reveal the strong influence of Wright’s principle of the affinity between  a building and the land, a prin- ciple at the very heart  of the American architect’s poetics. Camponovo’s desire to incorporate the building into the surrounding nature  in a harmonious way, respecting both the morpho- logy and the historical  vestiges of the site, is of course also manifested  in his choice of mater- ials – in this case, predominantly wood and stone. From this approach emerges an architecture whose planning clearly paid close attention to the relationship of the parts to the whole and to the harmony between  man and nature,  not unlike  that  found  in living organisms.  Indeed,  nature  is the  fundamental exterior/interior reference,  and the fluidity of the spaces becomes much more than a simple aesthetic  touch or superficial sign, just as an organic society should be independent of any external  imposition that  runs counter  to human nature.  The woods, lake, and hills themselves  are integrated as fundamental elements  of the architecture thanks  to a visual and conceptual  continuity that reaches out to encompass  the great beauty of the Ticino countryside. “In those years, it was still possible to build with large quantities  of stone and wood since the canton  had a long highly-respected artisan  tradition; in fact, the local masons  and car- penters could legitimately be considered artists in their own right. The value placed on artisan talent,  along with the use of high-quality  materials, made it possible to realize complex, bold works,  utilizing  local materials  such  as stone  or ones  that  would live a long time  such  as wood.”